Jessica Raimondi
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Mahaprasthan // India

Il mio viaggio in India è iniziato con un pianto soffocato e con una stanza d’albergo situata vicino ad uno slum da cui io proprio non volevo uscire. Ero a Delhi e avevo appena visto, per strada, un corpo di una persona morente circondato da mosche e non avevo neanche uno spicciolo con me; la povertà in cui l’India vive(va) si era scagliata contro di me e mi aveva coinvolto in prima persona, che io lo volessi o meno. Inutile dire che da brava occidentale mi aveva gettato totalmente nel panico e, a differenza della popolazione indiana, io non sapevo come gestirla.
D’altro canto il viaggio è terminato con una corsa veloce ed improvvisa da Agra verso casa e con un lutto che ancora oggi mi rimane incollato addosso. Sono arrivata in India piangendo e me ne sono andata sempre con quelle lacrime. In mezzo, però, ci sono state emozioni, e sorrisi, e felicità. Ci ho messo mesi anche solo per guardare le foto di quel viaggio, ancora altri mesi per capirle, per unirle tra loro, per dargli un senso.

Mahaprasthan è un termine che fa riferimento a "l'inizio di un processo ma anche alla fine dello stesso, al grande viaggio, alla fine che coincide con la partenza", e mi sembrava il termine migliore per rappresentare ciò che per me è stato questo viaggio. Quello che ne esce è una raccolta di scatti con i quali ho cercato di raccontare le impressioni e le sensazioni intense che quella terra mi ha dato: caos e confusione in apparenza, che però, se guardati con attenzione, rivelano un perfetto ordine cosmico, come se fosse proprio quel caos a dare ordine al mondo, a dare ordine all’India. Quel viaggio per me è stato la fine, e l'inizio.

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