Jessica Raimondi

Finisterrae, vol. I

“Qui, dov'è il mio corpo, io non ci sono. Sono lontana da coloro che mi circondano. Vivo e mi muovo in un profondissimo baratro di separazione.”

La Lisbona narrata da Antonio Tabucchi è riproposta in queste fotografie in una veste differente, meno attenta, meno densa di dettagli, più sfuggente. Il progetto è composto da due momenti. Nel primo il paesaggio urbano, e i simboli che lo contraddistinguono, perdono importanza, vengono svuotati del loro significato diventando luoghi di passaggio, privi di importanza per i corpi che vi si muovono. Quest'ultimi infatti, immersi nella frenesia del quotidiano, sono distaccati, separati da ciò che li circonda, ed interagiscono con lo spazio urbano semplicemente attraversandolo. Nel secondo momento invece l'interazione del corpo con la città si capovolge; questa infatti diventa il luogo dove viene ambientato il proprio vissuto personale nella sua interezza e l'interazione dei corpi con il paesaggio urbano acquista un nuovo significato.
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